• Malaclemys terrapin

    Le tartarughe del genere Malaclemys fanno parte delle famiglia degli Emidi, il loro areale di distribuzione è la fascia costiera orientale degli USA(dalle coste del Texas fino al Massachusetts). Gli habitat sono rappresentati da estuari costieri, baie, insenature marine, paludi salmastre e possono essere ritrovate occasionalmente anche in mare aperto. La denominazione anglosassone è Diamondback terrapin.



    Malaclemys terrapin è l’unica specie che risulta rappresentata da 7 sottospecie:
    • M. t. centrata (Latreille, 1801) – Carolina diamondback terrapin (Georgia, Florida, North Carolina, South Carolina)
    • M. t. littoralis (Hay, 1904) – Texas diamondback terrapin (Texas)
    • M. t. macrospilota (Hay, 1904) – Ornate diamondback terrapin (Florida)
    • M. t. pileata (Wied, 1865) – Mississippi diamondback terrapin (Alabama, Florida, Louisiana, Mississippi, Texas)
    • M. t. rhizophorarum Fowler, 1906 – Mangrove terrapin (Florida)
    • M. t. tequesta Schwartz, 1955 – Eastern Florida terrapin (Florida)
    • M. t. terrapin (Schoepff, 1793) – Northern diamondback terrapin (Alabama, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Louisiana, Maryland, Massachusetts, Mississippi, New Jersey, New York, North Carolina, Rhode Island, South Carolina, Texas, Virginia)


    La specie non è inclusa nella Cites ed è considerata a rischio dalla Iunc. (http://www.iucnredlist.org/apps/redl...695&tab=summ/0)
    La specie ha subito un forte declino negli anni di inizio 1900 per effetto della cattura per uso alimentare per la zuppa di tartaruga. Furono vari i tentavi di introduzione negli anni ’50 ( Carr, 1952) in areali diversi da quello originale, l’esito fu fallimentare in quanto nessuna colonia stabile fu formata. Tranne per il caso dell’isola di Bermuda che è l’unico sito in cui si possono osservare le Malaclemys libere al di fuori degli USA (Davenport et al, 2005).


    Le Malaclemys sono tartarughe di medie dimensioni, i maschi possono arrivare a misurare 14 cm mentre le femmine arrivano massimo a 24 cm; la taglia varia secondo l’area geografica. Il carapace è appiattito e oblungo e presenta una carena mediana da appena accennata a molto prominente. Ogni scuto del carapace presenta una serie di solchi e creste concentrici. Il carapace può essere nero, grigio o marrone chiaro. In quest’ultimo caso presenta dei disegni ad anelli concentrici. La cute della testa e del collo è grigio chiaro o nera con macchie più scure. La ranfoteca è chiara. Dorsalmente la testa è di colore uniforme. Gli arti e la coda sono neri o grigi, la colorazione è più vivace nei giovani, e può cambiare con l’accrescimento. Le varie sottospecie presentano un’ampia variabilità di colori e disegni. I soggetti giovani hanno un ritmo di crescita molto veloce i primi anni per poi essere regolari nell’accrescimento. Nei giovani la parte dorsale del carapace può presentare degli scuti con delle gobbe centrali ed gli scuti marginali possono essere rivolti verso l’alto come se fossero arricciati. Tali caratteristiche vengono persi nei soggetti adulti. La bocca di queste tartarughe si presenta forte robusta ed è in grado di rompere i gusci dei molluschi. In natura sono onnivore in prevalenza carnivore, si nutrono sia d’animali vivi sia di carogne e saltuariamente di piante. Le femmine, hanno la testa più massiccia e la ranfoteca adatta a rompere gusci duri, si nutrono di molluschi tipo littorine e altre lumache d’acqua salmastra, bivalvi, cirripedi, e granchi. Altri alimenti consumati anche dai maschi comprendono animali morti, pesci, anellini marini, insetti acquatici e piante acquatiche. In linea di massima i maschi mangiano prede più piccole e meno coriacee; apprezzano particolarmente i granchi.

    La femmina presenta una testa più larga e massiccia. La coda del maschio è più lunga e l’apertura cloacale è più distale e supera il bordo del carapace a differenza della femmina. La differenza di dimensione è notevole, le femmine son più grandi dei maschi. Sono considerate tartarughe di acqua salmastra, questa condizione è fondamentale nell’allevamento in cattività. La tipologia migliore di stabulazione è quella costituita da due vasche una con acqua dolce e l’atra salata divisa da una zona emersa con sabbia per permettere l’eventuale deposizione. In natura riescono a bere l’acqua dolce dal primo strato superficiale dell’acqua salata prima che si diluisca oppure riescono a bere l’acqua piovana che si accumula sulle mangrovie. Tali tartarughe sono dotate di ghiandole lacrimali in grado di espellere gli ioni in eccesso,questo meccanismo è simile a quello delle tartarughe marine e dei coccodrilli marini. La maturità sessuale viene raggiunta a 3 anni nel maschio e a 6 nella femmina ( Cage, 1952), sembra però che le popolazioni degli areali più a Nord siano più tardive ( Seigel, 1984).


    L’allevamento in cattività deve essere eseguito ospitando le tartarughe in grandi vasche in quanto esse sono grandi nuotatrici. La soluzione migliore è quella di utilizzare due vasche una con acqua salata ed una con acqua dolce. Nel caso ciò non fosse possibile è meglio utilizzare l’acqua salata e poi immergere in acqua dolce periodicamente gli esemplari per farli bere. Molto importante è la zona emersa con il punto basking dove verranno inserite le lampade riscaldanti ed Uvb. La stabulazione all’aperto tutto l’anno è possibile , tenendo in considerazione che le specie degli areali americani più a Sud d’inverno non devono essere esposte a temperature troppo rigide. I valori chimici dell’acqua sono: Peso specifico 1.014-1.016 ed il PH 7,5-8,25. Il filtraggio deve essere adeguato per non permettere l’accumulo di sostanze azotate di escrezione in acqua. La qualità dell’acqua è molto importante in quanto le Malaclemys possono essere facilmente preda di patologie cutanee a carattere ulcerativo. L’accoppiamento avviene in primavera dopo il letargo e la deposizione avviene in estate. Il numero di uova varia in base all’età ed alla dimensione, le femmine possono deporre fino ad un massimo 22 uova. Le uova vanno in cubate a 28-29° C con un tasso di umidità dell’ 90 %, il tempo di incubazione può durare 61-104.


    Scheda e foto realizzate da Michele e Salvatore Capasso
  • Annunci Google

  • Sponsor

  • Erpisa 2016

    Image and video hosting by TinyPic
  • Facebook

  • Google News